• Sindaco è più sindaco (BUONGIORNO)

  • Gabriele Albertini: “Costruire con onestà? Si può e la mia giunta a Milano l’ha fatto” (ECONOMY – 22 Luglio 2025)

    L’ex sindaco di Milano ospite della trasmissione radio “Conti in tasca” condotta da Sergio Luciano, direttore di Economy Group

                                                                   GABRIELE ALBERTINI EX SINDACO MILANO

    Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano, è stato ospite di “Conti in tasca”, la trasmissione radio condotta da Sergio Luciano, direttore di Economy Group, nel cuore del delicato dibattito sull’attualità milanese, permeata da vicende di inchieste in corso, investimenti bloccati e rischi di frenata per lo sviluppo urbano e immobiliare. Il confronto ha offerto spunti chiave per chi si occupa di impresa, pubblica amministrazione e governance locale.

    Albertini, incalzato da Luciano sull’eventualità di una nuova Tangentopoli dopo gli ultimi sviluppi giudiziari milanesi, ha escluso il ritorno a quel clima sistemico di illegalità diffusa, ribadendo la portata storica e strutturale di quegli anni, quando il finanziamento illecito alla politica era la regola trasversalmente tollerata. Oggi, spiega, la corruzione permane ma è fenomeno circoscritto ai singoli, non più sistema: riguarda interessi e responsabilità individuali, non collettive. La corruzione esiste ancora, ma ha natura diversa: non più strutturale e sistemica, bensì legata all’iniziativa del singolo che lucra su fondi pubblici.”

    Albertini richiama il principio del garantismo: solo al termine dei processi, e non sulle indiscrezioni, si può parlare di colpevolezza. Lamenta inoltre la prassi della pubblicazione di atti e intercettazioni, che nella percezione pubblica produce una sentenza già in partenza.
    Nel racconto di Albertini, i suoi nove anni da sindaco rappresentano un’anomalia positiva: 6 miliardi di euro di investimenti pubblici senza essere mai sfiorato da indagini giudiziarie, in un clima difficile, segnato da un fuoco incrociato sull’universo Fininvest–Berlusconi e una Procura sempre molto attiva.

    Il segreto? Un approccio fondato su una collaborazione stretta con la Procura: sull’istituzione dei Patti di integrità (clausole negli appalti pubblici che permisero di escludere oltre 600 aziende sospettate di collusioni e pratiche scorrette dal mercato degli appalti cittadini) e infine una struttura autonoma capace di valutare economicità e onestà delle scelte amministrative in piena indipendenza e senza preavviso, agendo da vero e proprio organo ispettivo interno.

    Albertini sottolinea come questi strumenti abbiano garantito la qualità e la quantità degli investimenti pubblici e privati: “Abbiamo raggiunto il record di investimenti nella storia di Milano, senza un solo avviso di garanzia.”

    Il nodo cruciale, per l’ex sindaco, rimane trovare un equilibrio tra l’esigenza di avere nella pubblica amministrazione competenze elevate (spesso provenienti dal mondo delle professioni) e il rischio di conflitto d’interessi. Albertini critica la posizione radicale dell’“uno vale uno”, che sacrifica la professionalità sull’altare di una presunta purezza, e suggerisce invece valorizzare le competenze, vigilando sulla trasparenza e pretendere che le situazioni di potenziale conflitto siano dichiarate e gestite ex ante. Un parallelo viene fatto con la magistratura: anche qui il rispetto per le regole di incompatibilità è un presidio minimo di legalità. La sua esperienza di governo cittadino dimostra che il controllo preventivo, la dichiarazione delle situazioni a rischio e la competenza sono le basi per una buona amministrazione.

    Albertini richiama inoltre la necessità di riformare il quadro normativo, spesso vetusto (come nel caso delle leggi sulla ristrutturazione urbana risalenti agli anni ’40), e denuncia l’onnipotenza irresponsabile di una parte della magistratura, chiedendo una migliore definizione delle responsabilità e dei ruoli in una società moderna.

    L’ex sindaco conclude lanciando la provocazione di adottare un vero e proprio “statuto Albertini”, come modello operativo per prevenire i vizi e i pasticci della politica negli appalti pubblici: basato su prevenzione, alleanza virtuosa tra amministrazione e forze dell’ordine, auditing interno, trasparenza e investimenti orientati al merito e al miglior rapporto qualità–prezzo. Un punto di riferimento per tutte le amministrazioni che affrontano oggi i nuovi rischi di legalità e rallentamenti burocratici.

    Per imprenditori, amministratori e professionisti, il caso Albertini resta un punto di domanda e di sprone: quale amministrazione vogliamo per le nostre città? Quella che previene i rischi o quella che si limita a gestire le emergenze? Il messaggio finale è chiaro: il futuro della città e la fiducia nelle istituzioni passano dalla qualità delle regole e delle persone che le applicano, dalla trasparenza e dalla professionalità, non dalla ricorrenza degli scandali.

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  • Calibro 8 con Francesco Borgonovo (RADIO CUSANO CAMPUS – 21 Luglio 2025)

     

  • Intervista Gabriele Albertini (TG1 – 19 Luglio 2025)

     

     

  • Albertini, “cosa dovrebbe fare Beppe Sala”: lezione dell’ex sindaco (LIBERO QUOTIDIANO – 19 Luglio 2025)

    Gabriele Albertini, l’ex sindaco di Milano Albertini, ha due virtù che al giorno d’oggi sono rarissime: è una persona che ti lascia finire di porre una domanda prima di rispondere ed è un granitico garantista. Non lo smuovi, non gli fai cambiare idea: «Beppe Sala dovrebbe dimettersi solo perché è indagato in quella che adesso è la maxi-inchiesta sull’urbanistica milanese ma un domani chissà come finirà? Assolutamente no, convintissimamente no», dice. «Quando ero senatore mi sono occupato del disegno di legge sull’ingiusta imputazione proprio perché io stesso sono stato ingiustamente imputato per calunnia aggravata per aver segnalato, ai titolari dell’azione disciplinare, le scorrette disdicevoli condotte proprio di un pm della procura milanese: mi sono fatto diciassette udienze. Non si scherza su queste cose».

    Dottor Albertini, non deve convincere me. A proposito, poi come è andata?
    «Sono stato dichiarato innocente sul piano penale, però ho pagato lo stesso».

    In che senso?
    «Nel senso letterale. Il mio avvocato era un amico, mi ha fatto lo sconto: ma la parcella me l’ha presentata lo stesso. È allora che mi è venuta l’idea di scrivere una norma a riguardo. Se vieni riconosciuto innocente con formula piena perché devi subire un danno economico? Ma lo sa qual è l’aspetto più grave?»

    Quale?
    «All’anno ci sono oltre 90mila innocenti da ingiuste imputazioni. E se sono così tanti è possibile, secondo lei, che un presidente di regione, un ministro, un sindaco o chiunque sia stato eletto dai cittadini, perla sola opinione di un paio di pubblici ministeri che saranno pure persone degnissime e nessuno lo mette in dubbio, sia costretto a fare un passo indietro?».

    Eppure anche una certa sinistra forcaiola grida alle dimissioni di Sala.
    «I Cinque stelle sono anime perse, non tocchiamo neanche la corda. Ciò che mi ha sconcertato, semmai, è che questa linea d’azione sia stata portata avanti da alcuni esponenti del partito dell’attuale ministro della Giustizia che io considero il miglior Guardasigilli della Repubblica».

    La premier Meloni ha detto chiaro che “un avviso di garanzia non può portare alle dimissioni”.
    «Mi fa piacere. Il suo governo sta sviluppando un’ottima riforma della Giustizia in direzione garantista: considero un’assurdità, quantomeno una contraddizione incredibile, chi oggi sostiene le dimissioni di Sala».

    Senta, ma lei come c’è riuscito? Voglio dire, la “Milano di Albertini” di cantieri ne ha aperti più di quelli che ci sono oggi. Eppure di grane, da quel lato, non ne ha avuta manco mezza…
    «Nei miei due mandati abbiamo speso in opere pubbliche più di qualsiasi altra amministrazione precedente e successiva, oltre sei miliardi di euro, e abbiamo fatto arrivare più di 30 miliardi di capitali dal mondo. E sì, non abbiamo avuto un avviso di garanzia. Siamo stati fortunati o c’è stata una differenza di condotta?
    In tutta modestia non posso dire che non propenda per la seconda ipotesi. Guardi, il primo giorno che ho passato a Palazzo Marino ho incontrato l’allora procuratore capo Borrelli e non mi sono fatto problemi a chiedergli aiuto. Gli ho detto: “Non ci conosciamo, però io vorrei rigenerare la città e desidero che ciò avvenga senza che lei debba lavorarci, mettiamoci d’accordo”».

    Non le domando se ha funzionato perché è sotto gli occhi di tutti.
    «Sa che cosa mi disse Hines quando, dopo aver investito due miliardi e mezzo, gli chiesi come mai l’avessi fatto? Mi disse: “Perché ci siamo informati e non c’è un cartaro nella sua amministrazione”. La legalità è un modo per fare arrivare i capitali. Intendiamoci, non sto giudicando questa amministrazione per la sua, diciamo così, disinvoltura».

    A giudicare, semmai si arriverà al punto, sarà la magistratura. Tuttavia la politica è fatta anche d’altro. Sala fa bene a restare dov’è, ma con le condizioni che si sono create è davvero in grado di governare la prima città produttiva d’Italia?
    «Questa è l’altra faccia del problema, è vero. Se scatta la gogna mediatica diventa difficile, soprattutto se mina la coesione della sua maggioranza e lo fa diventare una lame duck, un’anatra zoppa, come dicono gli americani. In questo scenario sì, potrebbe essere opportuno valutare le dimissioni. Ma mai in relazione a un mero avviso di garanzia, semplicemente perché le condizioni quadro diventano insufficienti per poter svolgere il mandato».

    E il centrodestra cosa deve fare? Come fa a prepararsi per l’appuntamento elettorale che magari non sarà anticipato, ma il 2027 è dietro l’angolo?
    «La prima responsabilità di questa amministrazione è stata schierarsi su posizioni verdi talebane. In particolare contro con le auto, mettendo mille vincoli a chi giuda. Io stesso ho dovuto prendere una Pandina hybrid. Avevo la vecchia 4×4 Euro 5 diesel, a Milano non potevo più girare. Per me non è stato un problema, ma il pensionato che fatica ad arrivare alla fine del mese come fa? E chi lavora? Tra l’altro i trasporti sono responsabili per il 21% dell’inquinamento. L’autotrazione vale il 45% di questo 21%, ma di cosa stiamo parlando?».

    Faccio l’avvocato del diavolo: quello che dice è verissimo, ma è verissimo anche che un milanese su tre viaggia regolarmente in bicicletta perché gli piace, perché è ecologico, perché son fatti suoi. Ignorarlo, ai fini elettorali, non è controproducente?
    «Montanelli una volta mi ha definito “uno che non ha l’uzzolo del potere”. Di questi calcoli non ne faccio. Faccio delle scelte e le faccio sulla base del buon senso. Se riguardasse me farei una campagna elettorale sulla razionalità. Sul piano logico, negli ultimi anni, si è buttato tempo e si sono buttati un miliardo e mezzo di euro in capitali privati che avrebbero potuto rigenerare, per esempio, l’area di San Siro. Basta a convincere chi vota? Vedremo, certo molto dipende anche dal candidato del centrosinistra: sfidare Mario Calabresi è una cosa, sfidare Pierfrancesco Majorino un’altra».

    La domanda da un milione di dollari. Anzi, no: guardi che io non ce l’ho un milione di dollari da darle. Se chiedessero a lei di riprendere la fascia tricolore?
    «Facciamo che se ci fossero 100mila milanesi che me lo chiedono potrei prendere in considerazione l’idea di convincere mia moglie a non opporsi. È una battuta anche la mia, a scanso di equivoci».

     

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