Lo ha detto Enzo Tortora, lo confermano i recenti dati sulla non punibilità
dei magistrati: la nostra giustizia va riformata e Nordio è in grado di farlo
“Dei tre cavalli che corrono per Palazzo Marino, Albertini sembra il meno interessato alla gara. Mi ricorda Ribot, che a prima vista nessuno avrebbe dato come vincente, non avendo l’aspetto del grande galoppatore di classe; che quando veniva accompagnato al paddock per essere mostrato al pubblico osannante e girava con gli altri cavalli si vedeva chiaramente che era infastidito da tanto clamore e da tanta attenzione. Ribot appariva quasi neghittoso e mostrava una certa insofferenza per questa esibizione. Poi scendeva sulla pista, correva da par suo, vinceva con tre lunghezze di distanza e se ne andava ancora più seccato di prima tra le acclamazioni della folla” Indro Montanelli (maggio 1997)
“Quest’uomo dall’apparente remissività, persino umile, che mai alzerebbe la voce o pesterebbe il pugno sul tavolo, di un’ingenuità quasi fanciullesca – ricordate quando si mise in mutande alla sfilata di Valentino? – è un duro che si spezza ma non si piega né tanto meno si impiega” Indro Montanelli (aprile 2001)
Lo ha detto Enzo Tortora, lo confermano i recenti dati sulla non punibilità
dei magistrati: la nostra giustizia va riformata e Nordio è in grado di farlo
L’ex sindaco racconta che durante il defilé di D&G aveva indossato
le loro ciabatte. Per non far torto allo stilista ho detto sì anche a lui

A tu per tu con la regina, punto d’incontro tra occidente e mondo islamico. La sovrana visitò Milano nel 2002 e nel 2005. Quella lettera inaspettata...
«Please, Her Majesty is a Queen! She is not a star!». È il 24 settembre 2002, alle 10 del mattino, Rania di Giordania, appena scesa dall’auto, davanti all’ingresso di Palazzo Marino, stava letteralmente subendo un vero e proprio assalto di fotografi e cineoperatori, che, al grido di “Rania!”, come fosse un’attrice o una top model, ne invocavano lo sguardo per scattare un’efficace istantanea…
Elisabetta II d’Inghilterra fece visita a Milano due volte, in due speciali occasioni. La prima nel 1961, ricorrenza del centenario dell’Unità d’Italia, si trattenne per poco più di due ore, ricevuta dal Sindaco Cassinis, si ricordano:una sfilata, in auto scoperta in piazza Duomo, un saluto alla folla dal balcone di Palazzo Marino, qualch stretta di mano con autorità locali e nazionali.
Pochi lo chiamano: Stadio Meazza, come si dovrebbe, anche dopo l’intitolazione del 1980 al grande campione dell’Intere per brevetempo, anche del Milan, i più continuano a chiamarlo San Siro dal nome del quartiere che lo ospita, a sua volta, così nominato da una chiesa storica dedicata, appunto al Santo, primo vescovo di Pavia.
"Mi auguro che ora le squadre demoliscano lo stadio, ne costruiscano uno nuovo affidato a un Bernini, un Brunelleschi di oggi e che tutta l'area sia riqualificata. Doveva accadere sette anni fa". Così a Tgcom24 Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano, commentando il via libera del consiglio comunale alla vendita dello stadio di San Siro. "Per San Siro è successo come con Citylife al posto della vecchia fiera e. tempo prima, al Teatro alla Scala, non più agibile, ma che è stato ristrutturato e rigenerato. Anche allora c'erano i talebani che facevano cause, manifestazioni e zavorravano lo sviluppo della città", aggiunge.
