Un discorso appassionato, personale e politico quello di Gabriele Albertini, già sindaco di Milano, intervenuto oggi alla sesta edizione dell’Hub Edilizia Costruzioni & Real Estate, l’evento organizzato da Economy Group che Accolto con calore dai presenti, Albertini ha raccontato, senza filtri, la sua esperienza da primo cittadino, affrontando in particolare il tema della rigenerazione urbana e del rapporto fra amministrazione pubblica e investimenti privati. “Milano usciva dalla Seconda Guerra Mondiale con 3,5 milioni di metri quadrati di macerie. Io mi sono trovato a gestire un altro tipo di vuoto: aree industriali dismesse, senza più operai, né fabbriche, ma ancora senza città”, ha ricordato. “Non avevamo risorse pubbliche per ricostruire, quindi abbiamo attratto 30 miliardi di capitali privati da tutto il mondo. Io ho fatto il regista, non l’investitore”.
Legalità come condizione per attrarre capitali
Albertini ha rivendicato con orgoglio l’alleanza costruita con la magistratura milanese, in particolare con Francesco Saverio Borrelli, allora capo della Procura, per garantire trasparenza negli appalti pubblici e credibilità nei confronti degli investitori esteri. “Ho chiesto io l’aiuto della magistratura. È nato un gruppo di lavoro che chiamavamo scherzosamente Alibaba, per tenere fuori non 40, ma oltre 600 aziende che si spartivano gli appalti in modo illecito. Questo modello ha anticipato di vent’anni l’Anac di Cantone”.
Un’esperienza che, a suo dire, ha segnato una fase irripetibile della storia recente milanese: 6 miliardi di opere pubbliche e 30 miliardi di investimenti privati, realizzati senza scandali né avvisi di garanzia. “Montanelli mi disse che non sarei mai stato un politico, perché non avevo l’uzzolo del potere. Ma proprio per questo ho avuto più potere di molti altri: ho agito, senza spartire poltrone”.
Il caso San Siro e il rischio immobiliare attuale
Albertini non ha mancato di criticare l’attuale amministrazione comunale sul mancato coraggio di affrontare il dossier stadio di San Siro: “Abbiamo lasciato tutto fermo per sei anni. San Siro non era più utile per le squadre, eppure non si è avuto il coraggio di decidere. Anche lì si potevano attrarre capitali per rigenerare un’area che non è solo villette e consolati, ma anche edilizia popolare in stato di degrado”.
Ha poi espresso preoccupazione per il blocco degli investimenti immobiliari a seguito dell’attuale inchiesta giudiziaria che ha travolto il settore urbanistico milanese: “C’è una procura che chiede l’arresto per un grande immobiliarista e un archistar. Ma così si spaventano i capitali. Ricordiamoci cosa diceva Einaudi: l’investitore ha il cuore da coniglio, le gambe da lepre e la memoria da elefante”.
Albertini, sanatoria e chiarezza nei poteri
Albertini lancia un messaggio forte: “Serve una sanatoria ragionata per sbloccare i cantieri”: le famiglie che hanno acquistato devono essere tutelate, e le imprese non possono fallire per errori o ambiguità normative. Inoltre, occorre ristabilire i confini tra giustizia e amministrazione”: “Non è stato un pm a impormi nulla. Sono stato io a chiedere collaborazione. Ma oggi vedo il rischio opposto: che le procure guidino l’urbanistica”.
Albertini ha difeso anche il sindaco Giuseppe Sala, pur ribadendo di non condividere la sua linea politica: “Quando sento il sindaco dire: ‘Mi accusano di aver favorito i privati e poi la Corte dei Conti dice che li ho penalizzati’, mi chiedo: ma allora mettetevi d’accordo. O ha fatto un favore, o ha fatto un danno. Non possono valere entrambe le cose”.
“Milano ha bisogno di fiducia, non di sospetto”
Con un ultimo affondo, Albertini ha ammonito: “La politica deve ascoltare tutti, ma poi decidere. E soprattutto deve creare fiducia. Perché senza fiducia, nessuno investe. Né in una città, né nel suo futuro. Senza legalità, visione e coraggio, nessuna città cresce.











