“Dei tre cavalli che corrono per Palazzo Marino, Albertini sembra il meno interessato alla gara. Mi ricorda Ribot, che a prima vista nessuno avrebbe dato come vincente, non avendo l’aspetto del grande galoppatore di classe; che quando veniva accompagnato al paddock per essere mostrato al pubblico osannante e girava con gli altri cavalli si vedeva chiaramente che era infastidito da tanto clamore e da tanta attenzione. Ribot appariva quasi neghittoso e mostrava una certa insofferenza per questa esibizione. Poi scendeva sulla pista, correva da par suo, vinceva con tre lunghezze di distanza e se ne andava ancora più seccato di prima tra le acclamazioni della folla” Indro Montanelli (maggio 1997)
“Quest’uomo dall’apparente remissività, persino umile, che mai alzerebbe la voce o pesterebbe il pugno sul tavolo, di un’ingenuità quasi fanciullesca – ricordate quando si mise in mutande alla sfilata di Valentino? – è un duro che si spezza ma non si piega né tanto meno si impiega” Indro Montanelli (aprile 2001)
È con apprensione e sgomento che ho appreso dell’attacco terroristico di oggi a Kabul. Insieme a sei nostri soldati, due civili sono stati uccisi e trenta persone ferite. Vorrei rendere omaggio a questi soldati italiani e a quelli che sono rimasti coinvolti nell’attacco ed esprimere le mie più sincere condoglianze alle loro famiglie. Voglio anche portare la mia solidarietà alla popolazione afgana; questi attacchi sono un tentativo da parte dei terroristi di schiacciare il loro desiderio di pace e democrazia. In questo momento difficile e doloroso molti potrebbero chiedersi perché stiamo sacrificando giovani vite in un territorio così lontano. La mia risposta a queste persone è che non possiamo cedere di fronte ai terroristi. La loro logica del terrore non conosce confini. Fino al momento in cui vinceremo la nostra battaglia per i diritti e le libertà dei popoli e per la pace, non potremo sentirci al sicuro neanche nei nostri paesi.
