Anche Albertini lascia Silvio: "Per lui il confronto è eresia" (Repubblica, 6 agosto 2010)

Ho già avuto modo di spiegare in successivi interventi, il mio reale punto di vista in merito all’ intervista riportata di seguito.
Quando ho deciso di accettare la proposta d’intervista da parte del quotidiano Repubblica, l’ho fatto nello spirito di manifestare liberamente il mio pensiero. Purtroppo capita che, coloro che manifestano in favore della libertà di espressione, siano più preoccupati di inseguire una notizia, piuttosto che rimanere fedeli alle dichiarazioni.
Il titolo “Anche Albertini lascia Silvio. Per lui il confronto è eresia” rappresenta l’esatto contrario di quanto volessi esplicitare in quel frangente. Era (ed è) mio convincimento esprimere un confronto, un dialogo aperto sui grandi temi della politica nazionale anche all’interno del nostro Partito. Proprio perchè “Popolo delle libertà”.
Temi quali la legalità, i costi del federalismo, l’immigrazione, la bioetica, sono troppo importanti per il nostro Paese, per essere banalizzati dall’opinione pubblica e ridotti ad una lite provinciale tra Fini e Berlusconi. Mi domando: è democratico eliminare forme di confronto su posizioni che non si allineino con il pensiero di pochi? E allo stesso tempo mi domando: è democratico eliminare la sostanza di una riflessione, riducendola nei limiti di uno scontro personale tra due figure politiche? Per altro sono convinto che il dialogo interno al Partito, la scelta del ceto dirigente attraverso elezioni (…), siano punti che porterebbero ad un’affermazione ulteriore ed in termini più appropriati della stessa leadership del Presidente Berlusconi, che stimo e al quale sono legato come sempre da un sentimento di amicizia.

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